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domenica 24 aprile 2011

Andy Warhol



Andy Warhol

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Andy Warhol, nome d'arte di Andrew Warhola Jr. (Pittsburgh, 6 agosto 1928New York, 22 febbraio 1987), è stato un pittore, scultore, regista e produttore cinematografico statunitense, figura predominante del movimento pop art americano: considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo.
Figlio di immigrati ruteni del villaggio di Miková presso Medzilaborce (Slovacchia), mostrò subito il suo talento artistico, e studiò arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology (CIT), ora conosciuto come Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York. La "grande mela" gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come Vogue , Glamour,"Harper's Bazar". Intorno al 1960 Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie. Nei suoi lavori compaiono Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola.
Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l'attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di "icone simbolo" del suo tempo. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile "neutro" e banale prende il via la cosiddetta Pop-art.
Morì a New York il 22 febbraio 1987, alle 5.45 del mattino, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, dopo aver realizzato Last Supper, ispirato all’Ultima cena di Leonardo, che fu esposto a Milano. I funerali si svolsero a Pittsburgh, sua città natale, e a New York venne celebrata una messa commemorativa.

 Pittura 
La sua attività artistica conta tantissime opere, produceva in serie le sue opere con l'ausilio dell'impianto serigrafico. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao Zedong, Che Guevara e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie di Coca Cola) o immagini d'impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine stessa su vasta scala.
La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all'interno di un museo o di una mostra d'arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo uno dei più grandi esponenti della Pop Art l'arte doveva essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto commerciale.
Ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor. Fra i suoi assistenti, che successivamente divennero essi stessi famosi, figurò Ronnie Cutrone.
Successivamente rivisitò anche le grandi opere del passato, come L'ultima cena di Leonardo da Vinci o capolavori di Paolo Uccello e Piero della Francesca: anche in questo caso cercò di rendere omaggio a delle opere d'arte al posto dei mass media che in alcuni casi cercarono di screditarlo, tuttavia la pop art fu una delle  principali icone che accompagnarono il boom economico.

Altre forme d'arte

Warhol ha sostenuto e sperimentato altre forme di comunicazione, come ad esempio il cinema e la musica: ha prodotto alcuni lungometraggi e film, ha sostenuto alcuni gruppi musicali - in primis i Velvet Underground con Lou Reed, la cui famosissima copertina dell'album d'esordio è stata disegnata dallo stesso Andy Warhol, e numerosi artisti anche stranieri tra cui la cantante italiana Loredana Bertè, ha scritto libri e biografie. Il pensiero "commerciale" di Andy Warhol spaziava in ogni campo. Blow Job (telecamera fissa per 35 minuti sul volto di un uomo che riceve una fellatio) e Lonesome Cowboys sono alcuni esempi di film che ritraggono la cultura (gay) newyorkese del tempo, censurati e distribuiti solo con il passaparola.
Altri lavori, certamente d'avanguardia, mostrano ad esempio otto ore di sonno di un uomo (Sleep - 1963): in soli cinque anni, cortometraggi e lungometraggi di sperimentazione artistica attraverso la telecamera. Alcuni di questi film furono trasmessi al pubblico dopo trent'anni dalla data di pubblicazione dei lungometraggi, soprattutto in occasione di mostre ed antologie del pittore organizzate in molti musei del mondo.
È stato anche fondatore della Factory, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring.
Il 3 giugno 1968, un'artista frequentatrice della Factory, Valerie Solanas, sparò ad Andy Warhol e al suo compagno di allora Mario Amaya. Entrambi sopravvissero all'accaduto, anche se Andy Warhol in particolare riportò gravi ferite e si salvò in extremis. Valerie Solanas dichiarò di aver sparato perché Warhol aveva troppo controllo sulla sua vita [1]: successivamente scrisse anche una sceneggiatura dell'accaduto proponendola addirittura allo stesso Warhol, che rifiutò categoricamente. Le apparizioni pubbliche di Warhol dopo questa vicenda diminuirono drasticamente. La vicenda passò in second'ordine in quanto 2 giorni dopo fu assassinato Bob Kennedy.

 Pubblicità

Il 23 luglio 1985 fa da testimonial al lancio del nuovo computer della Commodore: l'Amiga 1000. Sempre negli anni ottanta è testimonial della rivista Vogue America.



 Cinema

L'interesse di Warhol per il cinema si manifesta a partire dal 1963, quando l'artista, dopo aver frequentato la cinémathèque di Jonas Mekas, decide di comperarsi una cinepresa Bolex 16mm. I film di Warhol di questo primo periodo si possono definire minimali: Sleep, Kiss, Eat, Empire, tutti del 1963-1964, mostrano azioni ripetute dilatate nel tempo, riprese con una camera fissa. A Warhol interessa la "composizione dell'immagine" che si viene a creare partendo da un unico punto di vista. "Questi primi film sono come quadri" che, invece di essere appesi, sono proiettati su una parete bianca.
I film sperimentali senza sonoro sono girati in 16mm alla velocità di 24 fotogrammi per secondo e proiettati alla velocità di 16 fotogrammi al secondo; questa caratteristica rallenta e amplifica l'immagine del film, che viene percepito in un tempo lunghissimo. Luogo fondamentale sia per la sperimentazione che per l'ispirazione nel mondo del cinema di Warhol è la Silver Factory, l'ampio locale ubicato al quarto piano di un ex fabbrica di cappelli sulla 47º strada, è stato il più noto studio laboratorio di Warhol, teatro di molti progetti artistici tra il 1963 e il 1968. Circondato da persone cui chiede suggerimenti ed idee, Warhol lavora alla Factory con ritmi di "catena di montaggio". La Factory è una open house, un luogo aperto in cui tutti possono partecipare, anzi, sono invitati a farlo, perché «è dalle idee e dalla personalità di ognuno che Warhol trae il materiale per la sua arte».[senza fonte]
Nello studio gravitava un mondo di originali intorno ad una figura che si faceva chiamare "capo", ma che era orgoglioso di non dare mai l'impressione di avere la minima individualità, di non essere mai altro che lo specchio del suo entourage, la copia di ciò che i suoi cortigiani volevano che fosse. La Factory diventa così uno "spazio ideologico" dove molte nozioni sulla pop art si trasformano in stile di vita. Il gruppo forma un nucleo che stabilisce un linguaggio comune, uno stile comune che basa i propri principi sull'accettazione di qualsiasi comportamento, senza pretendere di giudicarlo.

 Screen Test

Un posto importante nella produzione cinematografica di Warhol riguarda i cinquecento rulli di Screen Test, film ritratti di personaggi in vista alla Factory che vengono ripresi con camera fissa per tre minuti su un fondo nero. Warhol chiede ad ogni partecipante del provino (screen-test) di fissare la camera, di non muoversi durante la ripresa e di non sbattere le ciglia, restando con lo sguardo fisso.

« Trovo il montaggio troppo stancante […] lascio che la camera funzioni fino a che la pellicola finisce, così posso guardare le persone per come sono veramente. »
(Andy Warhol)

L'idea è quella di fissare in un ritratto un personaggio che compie un'azione banale, ma che per Warhol ha un importante significato. L'obbiettivo non è solo quello di entrare nell'intimità del personaggio ripreso ma anche quello di colpire lo stesso spettatore, farlo riflettere.[2]

 Filmografia parziale

Regia

 Soggetto/Produzione

Songs for Drella

Dopo la sua morte, Lou Reed e John Cale – i membri fondatori dei Velvet Underground – fecero uscire nel 1990 un concept album in suo onore, Songs for Drella, in cui esaminavano nel dettaglio il pensiero e l'influenza di Warhol.

« ... Il problema con i classicisti / è che quando guardano un albero / non vedono altro / e disegnano un albero... »
(Andy Warhol)

Come scrive Francesco Morante: "La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l'opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via. In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l'universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la "società dell'immagine" odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni".

Matthew Barney

Matthew Barney (San Francisco, 25 marzo 1967)

Biografia

Matthew Barney (San Francisco, 25 marzo 1967) è un artista, regista e scultore statunitense.
Si esprime attraverso opere multimediali, installazioni, scultura, fotografia e disegno. La sua opera più nota è il ciclo di film The Cremaster, che gli è valso il premio Europa 2000 alla 45° Biennale di Venezia nel 1993 e, nel 1996, lo Hugo Boss Prize indetto dal museo Guggenheim.
È noto anche per il suo progetto Drawing Restraint, antecedente al Cremaster cycle e tutt'oggi in corso; si ricorda per questo, la collaborazione con sua moglie Björk in Drawing Restraint 9. La Gladstone Gallery di New York, la galleria che lo rappresenta in esclusiva, ospita alcune delle opere del progetto, comprese sculture legate alla pellicola, la pellicola stessa e un incompiuto, Drawing Restraint 13: The Instrument of Surrender.
 



 

 


 Da San Francisco a Boise
Matthew Barney, figlio di Robert e Marsha Gibney, è nato a San Francisco, in California, il 25 marzo del 1967. Nel 1973 è nata la sorella Tracy, dopodiché la famiglia si è trasferita a Boise in Idaho per esigenze lavorative del padre.
Dopo pochi anni (1979) dal trasferimento, la madre lasciò la famiglia, divorziando da Robert Barney, per trasferirsi a New York. Matthew e la sorella furono affidati al padre, che si occupava della mensa dell'Università Statale di Boise, ma rimasero in contatto con la madre, artista concettuale, trascorrendo le estati con lei a New York.
Nella città di Boise la comunità anglofona è in netta minoranza rispetto a quella basca o irlandese (in un certo qual modo la famiglia Barney si riallacciò alle proprie radici in quanto discendente di emigranti irlandesi). La comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, ben radicata, determina e scandisce la cultura della capitale dell'Idaho. Nelle opere di Barney, sia il legame con la terra degli Gnomi, sia la contaminazione con i credenti del libro di Mormon, influiranno grandiosamente con il ciclo dei Cremaster.
Il Barney adolescente è molto distante da quello che sarà dopo. La creatività è latente nel corpo di un brillante capitano della squadra di football, nel ruolo di quarterback, della sua scuola (si allenerà e giocherà tutte le due partite nel Bronco Stadium di Boise che è sfondo del Cremaster 1) ed eccelle anche in tutte le discipline atletiche. Più che ad un artista, osservando il giovane Barney si pensa direttamente alla sua figurina da campione di football.
Si diplomerà nel 1985 nella Capital High School di Boise.

Un fotomodello con ambizioni chirurgiche nel campus di Yale

Nell'estate del 1985, Barney, cerca lavoro per iscriversi nella prestigiosa università di Yale in Connecticut alla facoltà di Medicina, intraprendendo la carriera di fotomodello presso la Click Modeling Agency. Farà servizi fotografici per Ralph Lauren e J. Crew, ma anche per Postalmarket che all'epoca godeva d'una vastissima clientela.
Si iscrive quindi alla facoltà di Medicina di Yale, ma dopo due semestri inizia a seguire i corsi del dipartimento di Arte per dedicarsi alle Arti Visive. Nel 1989 conclude i suoi studi con una tesi, dal titolo “Field Dressing” (Superficie Fasciata) costituita da un video realizzato in due stanze del Payne Whitney Gymnasium di Yale."Start spreadin' the news, I'm leavin' today //I want to be a part of it // New York, New York..."
Riconsegnate le chiavi della sua stanza a Yale, il neo-laureato Matthew Barney parte alla volta di New York. A differenza di molti artisti esordienti, Barney riesce ad ammaliare subito i galleristi di Brooklyn. Prende casa assieme al suo amico collega Michael Rees conosciuto a Yale. Nel 1990 espone il suo videoarte-tesi “Field dressing” nella mostra collettiva all'Althea Viafora gallery di New York. Viene notato dalla gallerista della Petersburg Gallery: Clarissa Dalrymple, che propone a Barney una personale. Due giorni prima dell'apertura della mostra, la galleria newyorkese però chiude i battenti e Barney è costretto a fare fagotto delle sue opere. In quei giorni, nella ormai ex galleria d'arte, Matthew Barney conosce Mary Farley, anche lei giovane artista, che diventerà sua moglie.

Barbara Gladstone: una mecenate dalle piccole labbra

La Dalrymple, che non era riuscita a lanciare questo artista, suggerì a Barbara Gladstone, sua collega, di scommettere sul ragazzo dell'Idaho. La Gladstone rimase folgorata dalle sculture di Barney quando entrò nel suo studio: era il 1991. Grazie a lei Matthew Barney riuscì ad esporre in tutto il territorio degli Stati Uniti d'America. In Barbara Gladstone riuscì a trovare la produttrice dei suoi più grandi video Cremaster Cycle e i vari Drawing Restraint. Nel 1992 partecipò a Documenta IX a Kassel in Germania, e nel 1993 alla Whitney Biennial e alla Biennale di Venezia che vince come miglior videoartista esordiente. Nello stesso anno vince il prestigioso Europa 2000 prize. Nel 1994 inizia la sua colossale produzione dei Cremaster. Piovono i dollari della Gladstone che punta tutto su di lui, dimostrando estrema fiducia . Si susseguono eventi a cui prende parte in ogni dove nel globo: da Oslo a Tokio, da San Francisco a Roma.

[modifica] "She is adorable!”

Nell'agosto del 2001 in una occasione mondana Matthew Barney incontra la pop star islandese Björk. Pochi giorni dopo Mary Farley riceve il plico con le pratiche di divorzio. Barney trova in Björk una compagna onnipresente nonostante anche lei abbia impegni planetari. Il 3 ottobre del 2002 Björk dà alla luce la figlia di Mattew Barney con il nome che deriva dall'affermazione fatta dall'artista al momento della sua nascita: “She is adorable!”.[senza fonte] La bimba si chiama Isadora. Matthew Barney ora vive tra New York e Reykjavík. Nella città americana ha il suo studio nella 13th Street in Manhattan's Meatpacking District.

[modifica] Opere cinematografiche



Sito web

http://www.cremaster.net/

Poetica

Barney Matthew è un artista americano che si esprime attreverso opere multimediali, installazioni, scultura, fotografia e disegno.
Fin dai suoi primi lavori, il barney ha esplorato il transcendence delle limitazioni fisiche in una pratica di arte multimediale che include le pellicole di particolare-lunghezza, le video installazioni, la scultura, la fotografia ed il disegno.
La sua opera più nota è il ciclo di film The Cremaster, che gli è valso il premio Europa 2000 alla 45° Biennale di Venezia nel 1993 e, nel 1996, lo Hugo Boss Prize indetto dal museo Guggenheim.
Gli anni 2002 e 2003 vedono The Cremaster Cycle proposto in alcune tra le piu' prestigiose realta' espositive mondiali: il Museum Ludwig a Colonia, il Musee d'Art Mo derne de la Ville de Paris e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
È noto anche per il suo progetto Drawing Restraint realizzato in parte in collaborazione con la sua fidanzata Björk.
Nel 2005 ha presentato il suo ultimo lavoro filmico: Drawing Restraint 9.
La Gladstone Gallery di New York ospita alcune delle opere del progetto, comprese sculture legate alla pellicola, la pellicola stessa e un incompiuto, Drawing Restraint 13: The Instrument of Surrender. 

Collegamenti esterni

sabato 23 aprile 2011

Solve Sundsbo Alexander McQeen.

Il lato oscuro della moda


Cultura | di Samantha Primati |
 

 



Alexander McQueen: Savage Beauty è il titolo della restrospettiva che, a poco più di un anno dalla scomparsa del geniale designer inglese, si inaugura il 2 maggio al Costume Institute di New York (vai alla classifica dei migliori musei della moda e del costume). L’esibizione rivela quel «romanticismo in puro stile byroniano», come spiega il curatore Andrew Bolton, che descrive l’arte manifesta nelle creazioni di McQueen. Un’arte che si distingueva per tagli impeccabili e un’estetica espressa nella costante dialettica tra bellezza e orrore. Con stanze dai nomi fiabeschi come The Savage Mind e Romantic Gothic, la mostra compie un viaggio tra circa 100 abiti scelti tra quelli disegnati in 20 anni di carriera dall’hooligan della moda. Spiccano la redingote Origami, la giacca con taglio a kimono e i pantaloni a vita bassa. La maison ha realizzato per l’occasione un foulard di seta con quelle stampe a forma di teschio tanto amate da Alexander.

Nicoletta Santoro

Nicoletta Santoro



Graphic PlayKarlie Kloss’ energetic personality takes center stage in the May issue of Vogue China. Donning bold graphic prints styled by fashion editor Nicoletta Santoro, Karlie poses for Patrick Demarchelier’s lens in dynamic looks from labels such as Jil Sander, Moschino and Max Mara.

 

Arizona Muse by Paolo Roversi for Vogue China April 2011


Paolo Roversi’s soft and romantic style lends itself to the April issue of Vogue China where the Italian photographer shoots leading model Arizona Muse in lingerie inspired ensembles. Styled by Nicoletta Santoro, Arizona dons a pale color palette featuring the work of Proenza Schouler, Lanvin, Donna Karan and more in Sound of Silence.

Liu Wen in Chanel by Victor Demarchelier for Vogue China February 2011